Una chiacchierata con Don Giuseppe Milo: come affrontare le diversità culturali

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multilateralità Agerola

Si è svolta il 15 settembre la consueta Benedizione del nuovo anno scolastico ad opera di Don Giuseppe Milo della Parrocchia San Martino Vescovo di Campora ad Agerola, Arcidiocesi di Amafi – Cava de’ Tirreni. 

La scuola: un momento di tutti

Don Giuseppe, parroco giovane che ha da poco festeggiato il 10° anniversario di sacerdozio, crede fortemente in una scuola che coinvolga non solo il singolo ragazzo ma anche ciò che ruota intorno alla sua vita “perché anche gli insegnanti e la famiglia sono chiamati ad accompagnare e incoraggiare l’alunno nel suo percorso di studio e sacrificio”. 

“Questo è il senso della Benedizione” – spiega il sacerdote – “Ovviamente dobbiamo tener conto delle diverse realtà con cui la scuola si interfaccia.

Anni fa non era ancora così forte la presenza di altre culture. Oggi l’Italia si avvia sempre più a diventare un paese multiculturale e l’imparare a relazionarsi con contesti differenti diventa sempre più importante. 

Ecco, quindi, che anche nelle scuole bisogna creare un clima di accoglienza ed equilibrio per i bambini e i ragazzi che vengono“. 

Quale approccio può avere la Chiesa? 

don giuseppe milo agerola“In realtà piccole come Agerola le azioni umanitarie sono svolte prevalentemente dalla Comunità. Il primo approccio, quindi, è rappresentato da un aiuto concreto che la Chiesa è chiamata ad offrire, seguito poi dal rispetto del credo di tutte le religioni del mondo.”  

Indispensabile è poi cambiare la mentalità dei nostri fedeli, ancora troppo diffidenti e timorosi di scoprire ciò che è differente” – sottolinea Don Giuseppe – “Il Cristianesimo ci chiede apertura e libertà di cuore che nulla compromette rispetto al nostro credo anzi, più tendiamo la mano più Cristo ci è vicino”.

In che modo la Chiesa opera nel favorire l’integrazione?

“Abbiamo un ufficio operativo con sede a Cava de’ Tirreni che monitora un po’ tutte le parrocchie. Quindi, quando siamo in difficoltà, la nostra Caritas ci sostiene grazie ad esperti e volontari. Inoltre, esiste un centro di primo soccorso umanitario che rappresenta un aiuto non solo per chi viene in italia e affronta disagi e difficoltà, ma anche per i poveri di cui la Caritas si occupa”. 

Come la Chiesa si avvicina alle persone bisognose? 

“Il contatto arriva in maniera diretta soprattutto dalla scuola, in modo molto pratico. 

Sono gli insegnanti che segnalano situazioni di disagio e difficoltà. Qui ad Agerola c’è un gioco-forza tra la scuola e la parrocchia in quanto la Missione è comune. Riusciamo ad intenderci e aiutarci con un ottimo lavoro di squadra: dove non riesce la scuola è la parrocchia che si fa parte attiva e viceversa”. 

Come pensa gestire l’ora di religione in una classe multiculturale?

“L’ora di religione può diventare il momento in cui approcciarsi con tutte le culture del mondo. Oltre al credo cattolico, possiamo estendere il raggio allo studio e alle conoscenze delle altre religioni. Credo che impostando l’ora in questo modo, alcun bambino o ragazzo resterebbe escluso dalla classe e non si andrebbe ad intaccare la sensibilità di nessuno, soprattutto perché la regola d’oro alla base di tutto è l’amore

Si può quindi lavorare egregiamente su tutto questo, insegnando al bambino ad uscire dal proprio egoismo, aprendo il cuore al prossimo.

Maria Salette Porzio

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